sabato 11 febbraio 2012

Il limite critico

Un po' l'ho abbandonato, diciamo che l'ho lasciato decantare, l'approfondimento della mia natura ciclica seguendo i passi proposti da Alexandra Pope in "Mestruazioni" (vedi come è cominciato e il portolano).
Lo spazio è stato tutto preso dalla mia natura efficiente e vitale, dalla necessità di sopravvivere alle feste, coniugare i desideri delle bambine con il bilancio, lavoro, tempi, obiettivi, impegni dell'associazione (i laboratori natalizi del circuito corto dove li mettiamo, e quelli delle feltraie?).
Poi con la luna piena arrivano le mestruazioni e con esse, più forte che mai, il critico interiore. La Pope lo definisce: "presenza provocatoria", e in effetti forse è davvero possibile individuare "l'esatto momento in cui i nostri livelli di pazienza e tolleranza precipitano drasticamente" ed emerge una voce critica implacabile che si rivolge sia agli altri che a noi stesse.
Guardandomi ora, mi accorgo che in qualche modo riesco a tenerlo a bada quando tenta di scalfire la mia corazza di vanità, ma come riesce ad essere affilata la sua lama quando fissa lo sguardo all'esterno!
Non si tratta tanto di criticare ciò che chi mi circonda fa o non fa, di riuscire più o meno a sopportare le disattenzioni, il mancato apprezzamento, le dimenticanze o gli errori, quanto di uno sguardo sulla mia vita intesa come un intero a cui segue una semplice domanda che richiede, anzi esige, una risposta: "Sei felice? Qui, ora?".
Difficilmente la risposta è un sì assoluto; più di frequente segue un 'ma...", strumento essenziale di aggiustamento del tiro.
Seguono immediatamente: analisi della situazione, individuazione dei punti critici e buoni propositi, dopodiché, la litigata immediata col marito è d'obbligo, alla faccia di tutte le ore perdute a studiare e praticare la comunicazione nonviolenta.
Gestire il critico interiore vuol dire, a questo punto, riuscire a tacere, a fermare i pensieri che cercano il colpevole, ad individuare ciò che dipende da me e posso cambiare io per prima, e ciò che non dipende da me e trovare le parole giuste perché la felicità sia di tutti.
Fondamentalmente sì, si tratta di tacere, accogliere dentro di sé la felicità e il dolore, concedersi il beneficio del dubbio, farsi qualcosa di buono da mangiare e godersi il pensiero di quando i nostri desideri saranno esauditi, come se già lo fossero, e, intanto, ringraziare.
Poi c'è quello che va affidato alla Dea... ma su questo tornerò.

Intanto la citazione d'obbligo:


So che saro' una Donna morbida e accogliente,
so che avro' mani e occhi che arriveranno fino alla luna,
so che sapro' stringere tutti i figli in un solo abbraccio,
che riusciro' a raccontare favole vere e realtà piene di fiabe.
So che il mio seno avra' il calore e l'odore delle mele cotte e della cannella con un pizzico di magico zenzero.
So che avro' fianchi dondolanti come altalene sospese nel cielo, saro' ricca di storie, non tutte vere, da soffiare sul mondo.
So che sorridero' di ogni capello che diviene color della luna e di ogni segno d sorriso o lacrima sul mio viso,
non avro' paura di asciugare lacrime e cullare i sogni degli altri poiche' i miei saranno divenuti tutti veri.



2 commenti:

  1. un post tutto da riflettere, bellissima la citazione Gio

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    1. e speriamo che sia tutto vero, per tutte. Annalisa

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