giovedì 1 marzo 2012

Limbitudini

Che pena le aspettative! Ho iscritto la piccina grande ad un percorso di approfondimento sul femminile per mamme e ragazzine chiamato "Il Corpo Racconta" convinta che ci avrei trovata conferma e sostegno anche riguardo alle potenzialità positive della natura ciclica femminile. Alla marmocchia è piaciuto un sacco, emozioni, risposte, altre domande, metafore divertenti ed istruttive, momenti di complicità e commozione, ma quando come rappresentazione grafica del ciclo sono apparse le montagne russe mi sono cadute le braccia.
Come se non bastasse, si parla di mestruazioni e nessuna cita la mooncup (coppetta mestruale), o gli assorbenti lavabili... comincio a innervosirmi. Ma dove sono finita?
Lì per lì ho anche apprezzato che al momento di parlare del rapporto vero e proprio venisse introdotta la differenza fra "fare sesso" e "fare l'amore". Ripensandoci dopo quasi mi arrabbio. Se mi chiedo che genere di rapporti spero per le mie figlie il primo pensiero è questo: rapporti in cui non si faccia male, e credo che niente funzioni meglio della metafora automobilistica.
L'amore mi sembra che possa essere pericoloso quanto guidare l'automobile quindi per prima cosa la sicurezza (allacciare le cinture), fare attenzione a prendere eventuali passeggeri perché liberarsene è difficile e doloroso (contraccezione) e quando ci si trova ad un incrocio, per quanto l'altro automobilista sia irresistibile, mantenere la consapevolezza che il sesso è principalmente uno straordinario strumento di comunicazione, un modo di aprire all'altro il nostro essere più intimo e regala anche gioia se, a condividere il proprio sé più vero, si è in due. Questo speravo di sentir dire... macché.
E vabbè, lo so che  anche la ginnastica ha il suo valore aggiunto, ma non è quella l'idea di sesso che voglio che le mie figlie percepiscano come la mia preferita, e siccome in questo ambito è difficile far passare i messaggi tramite l'esempio, bisogna trovare un'altra strada che è fatta, ahimè, principalmente di parole.
Intanto proviamo ad organizzare un corso di educazione sessuale a scuola e vediamo cosa succede. Poi scopro che anche una tre giorni degli scout sarà incentrata su questo... povera bimba, se mi manda a quel paese ha ragione.
Eppure mi ritrovo la sera ad aprire il libro della Pope e capito sul capitolo dedicato al limbo, quello spazio di mezzo, quella terra di nessuno, in cui si sa che la soglia si avvicina ma ancora non è il momento; nell'attesa la mente vaga, il pensiero perde lucidità e l'intelligenza in moto è diversa: non persegue la concentrazione ma l'apertura. Si perde in identità, in coscienza di sé e si acquista in ascolto, in capacità di lasciarsi permeare da ciò che in altri momenti è nascosto e magari minaccioso. Un momento di rivelazione e di visione.
Mi torna in mente, forse mi ripeto, un brano di un libro che nei primi passi di questa mia ricerca mi colpì molto: Il femminile tra potenza e potere. Purtroppo non ricordo quale delle autrici sosteneva che, di fronte ad una realtà complessa e caratterizzata da migliaia di variabili di cui molte inconoscibili, la possibilità di una scelta realmente razionale che contemperi i pro e i contro, opportunità e minacce e ogni possibile conseguenza, è una chimera. Perché allora non dare peso anche all'istinto, ai presentimenti, alle visioni, ai sogni e ai desideri? Nelle donne l'autrice vedeva una maggiore disponibilità ad utilizzare, per la scelta, anche a considerazioni non strettamente razionali e lo considerava un valore aggiunto del femminile, un'opportunità da cogliere.
Oggi la mia bimba grande, durante uno dei soliti viaggi in auto, ha abbandonato il Nintendo per mettersi a pensare e, quasi contro la sua volontà, si lasciata abbracciare dalla noia e dalla malinconia, dal limbo.
Non è anche questa in fondo la pubertà? Attesa, trasformazione, malinconia ed entusiasmo. E io qui, a godermi lo spettacolo di come sboccia una donna.


Balla balla ballerino 
tutta la notte e al mattino 
non fermarti. 
Balla su una tavola tra due montagne 
e se balli sulle onde dei mare io ti vengo a guardare. 
Prendi il cielo con le mani 
vola in alto più degli aeroplani 
non fermarti. 
Sono pochi gli anni forse sono solo giorni 
e stan finendo tutti in fretta e in fila 
non ce n'è uno che ritorni...

Lucio Dalla

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