mercoledì 25 aprile 2012

Racconti

Ci sono popoli e culture antiche, ricche e affascinanti che non conoscono la scrittura e attraversano i secoli portate solo dal suono delle parole che dal padre e dalla madre, dalle nonne e dai nonni, vanno alle figlie e ai figli che le raccolgono, le fanno diventare parte di sé  e le consegnano a chi li seguirà.
La scrittura ci ha permesso di ampliare enormemente il numero e la qualità di queste parole, di trovare mille canali per dare risposta alla nostra sede di sapere e di conoscere, di seguire sempre nuovi sentieri di cui ognuno può essere approfondito senza fine.
In certi momenti mi capita di sentirmi sovrastata da tutte queste parole e di più mi stupisco di continuare a non trovare un solo racconto come quello che sto facendo: il punto di vista di una madre sullo sbocciare a donna della propria figlia. E allora, seppur tentata dall'esempio di Ipazia che disse: "Quello che conta non è scrivere ma vivere all'altezza di quello che altri hanno già scritto", come ha detto Silvia Ronchey parlando con Barbara Alberti nella straordinaria trasmissione radiofonica che mi accompagna mentre stiro nei giorni di festa, scrivo qui ciò che muove le mie emozioni in questi giorni perché questa traccia possa diventare in futuro storia, ricordo e racconto.
E allora andiamo alle origini, cerchiamo consapevolezza in due testi essenziali: il manuale di Candy e Amore e Psiche di Apuleio con la splendida analisi di Erich Neumann sull'evoluzione del sé femminile.
Quanto al primo, 6.000 lire di saggezza per non farsi mai mancare le informazioni essenziali per rendere più bella sé, la propria stanza, la cucina, il giardino, la vita... bene, e la felicità? Se noi e ciò che ci circonda saremo belle ed efficienti saremo anche felici? Il manuale sembra dare ad intendere di sì e improvvisamente trova corpo e un obiettivo l'allergia che da qualche tempo mi prende allo stomaco riguardo a questo e a tutti i manuali che cercano di dare semplici ricette per trovare la propria strada al di fuori del sentiero indicato esemplarmente da millenni dalla favola di Apuleio: le relazioni.
Psiche, eroina umana femminile, bella più di Venere, la Grande Madre, la fertilità, la terra che accoglie e genera, Psiche, dicevo, segue docile e determinata il proprio percorso di crescita nel nome di un unico imperativo: la ricerca della felicità nella relazione, prima con i genitori, poi con le sorelle, poi con Eros, l'amato che diventerà davvero tale solo dopo che alla meraviglia del piacere e dei sensi seguirà la consapevolezza e la vera coscienza e conoscenza. Per questo amore Psiche sarà disposta a soffrire, rischiare la vita, scendere agli inferi, sprofondare in un sonno di morte. E io? Io riprendo la parola e racconto, riprendo la parola e raccolgo la mia storia e le storie che mi circondano. Scrivo per capire e per ricordare, figlia di un tempo in cui la memoria non ha valore. Racconto per tramandare il senso della voce, del suono, "aiutami a diventare saggio prima che io dia la mia voce", e speriamo che sia la strada giusta, "finché l'erba cresce, il vento soffia e il cielo è blu".

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