martedì 21 agosto 2012

deliri

Fare figli, fortunatamente, è una scelta non necessariamente razionale. Quali che siano le motivazioni resta la responsabilità legata al fatto innegabile che quell'essere umano, per tutta la vita, vedrà la madre e il padre come primari oggetti d'amore.
Da queste premesse, purtroppo, mi capita ancora troppo spesso di vedere che si oscilli fra l'insofferenza, il dolore della reciproca incapacità di capirsi e il martirio, principalmente della madre.
La pretesa "evoluzione" della società in cui viviamo non comprende ancora, fra le possibilità normalmente offerte alle persone, il sostegno al disagio psicologico ed esistenziale e come se questo non bastasse, un enorme macigno sbarra ancora la strada alla ricerca di sollievo di molte donne: il delirio di onnipotenza riguardo all'assunzione di responsabilità sulla qualità della vita di figli e compagni di vita. La consapevolezza di questa dedizione che sembra innata al supremo sacrificio in favore della felicità dell'altr*/degli o delle altr*, è relativamente recente ed è mirabilmente descritta, ad esempio da Sibilla Aleramo e Virginia Woolf. La prima ha scritto queste meraviglie: “Quando, alla luce incerta di un’alba piovosa d’aprile, posi per la prima volta le labbra sulla testina di mio figlio, mi parve che la vita per la prima volta assumesse a’miei occhi un aspetto celestiale, che la bontà entrasse in me, che io divenissi un atomo dell’Infinito, un atomo felice, incapace di pensare e di parlare, sciolto dal passato e dall’avvenire, abbandonato nel Mistero radioso” e poi: "Perchè nella maternità adoriamo il sacrifizio? Donde è scesa in noi questa inumana idea dell’immolazione materna? Di madre in figlia, da secoli, si tramanda il servaggio. E’ una mostruosa catena. [...] Se una buona volta la fatale catena si spezzasse, e una madre non sopprimesse in sé la donna e un figlio apprendesse dalla vita di lei un esempio di dignità?" e ancora "Ecco, l'amore è questo, l'attaccamento ad una persona alla quale ci si crede necessari, l'amore nella donna, almeno".
Virginia Woolf non è da meno: "Il corpo femminile, come corpo che genera e dà piacere sesssuale, è ciò che rende la donna "potente" agli occhi dell'uomo e che si può ipotizzare lo abbia spinto a imporvi il suo dominio, il suo controllo, assicurandosi che quelle potenti attrattive fossero finalizzate al suo interesse, a rendergli buona la vita. C'è dunque all'origine del rapporto tra i sessi un capovolgimento che porta il debole a farsi padrone."
Più di recente, Antonella Picchio, nel corso del Quinto Seminario della Libera Università delle donne di Milano, dal titolo Il corpo al lavoro del 20/04/2009 ha detto: "Non sono le pratiche e i simboli del sistema patriarcale che ci opprimono, ma la nostra assunzione di responsabilità rispetto alla qualità della vita dei nostri compagni e dei nostri figli. Noi abbiamo un delirio di onnipotenza e loro hanno delle profonde debolezze nascoste e coperte da noi."
Eppure ancora recentemente, alla fine della lettura di "Il femminile fra potenza e potere", libro corale che ha lo scopo proprio di cercare e trovare il ruolo del femminile nella società e nella storia, e in molte occasioni di confronto al femminile torna l'accento su una presunta maggiore sensibilità e capacità peculiare delle donne di prendersi cura dei propri familiari e non solo.
Ricordo, anni fa, la mamma di un bambino dell'età della mia piccina grande, sosteneva che i dinosauri si fossero estinti perché avevano affidato ai maschi la cura dei figli. Li per lì mi fece ridere e mi trovai a ripeterlo nelle occasioni in cui volevo stigmatizzare quelle che mi sembravano "mancanze" di attenzione di mio marito verso le bambine.
Lui stesso mi fece notare che c'era qualcosa di amaro e di non accettabile in quella affermazione e finalmente mi sembra di capire perché: quella frase in poche parole rappresenta non solo presunzione e supponenza ma anche una delle diverse forme della gabbia che chiude le possibilità di libero dispiegarsi delle potenzialità di cura, affetto e dedizione dei maschi e di libertà e autonomia delle femmine.
Se è vero che amore è occuparsi di un'altra persona con il cuore pieno di felicità e gratitudine, abbandoniamo ogni egoismo per lasciare questo piacere e questa gioia, finalmente, anche ai maschi e per avere anche modo e tempo, finalmente, di prenderci cura anche di noi stesse. Così potremo amarli davvero con quella libertà che meritiamo, tutti.

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