lunedì 1 ottobre 2012

Deserti


La psicanalisi non è mai stata fra le mie passioni e nemmeno fra i miei generici interessi culturali. So a malapena chi siano Freud e Jung; immagino che un giorno colmerò questa come altre voragini conoscitive e, come al solito, girello fra letture governate dal caso o dal desiderio.
Ultimamente strane vie hanno portato fra le mie mani due libri che, nella mia ignoranza, rappresentano un barlume di luce sui processi evolutivi della psicologia femminile: I figli di Giocasta e Amore e Psiche.
Il primo dà una lettura al femminile del mito di Edipo e quindi rilegge il ruolo di Giocasta nei confronti delle figlie femmine e dei figli maschi, per trovarvi le radici delle modalità di relazione di coppia; il secondo ripercorre la lettura del mito di Amore e Psiche come archetipo del percorso di trasformazione da bambina a donna. Quest'ultimo, per quanto rapisca in una sorta di estasi mistica, un misterioso rispecchiarsi di un'idea di femminile che trova il proprio senso compiuto nella relazione, mi riporta un sentimento di compassione per un maschile che non ha accesso a tanta magnificenza.
E' strano, più scavo nel femminile e più mi accorgo che il lavoro più grosso da fare sulla strada non tanto della liberazione femminile, o anche solo della sua tutela dalla violenza maschile, ma, in assoluto, della semplice diffusione di un'idea di felicità che trovi senso e compimento nella relazione, ha come oggetto proprio i maschi.
E capita a fagiolo “I figli di Giocasta” che mi ha lasciato mente e cuore zeppi di interrogativi che non oso nemmeno riportare qui.
Come mi manca uno spazio protetto e condiviso di sostegno in questo periodo di crescita così difficile! Aiuto! Ricordo che mi sentivo così quando avevo la piccina grande che era davvero piccina e mi sembrava di essere l'unica madre disperata del pianeta. Quando questi miei travagli saranno finalmente superati fioriranno i gruppi on line che tratteranno delle tematiche adolescenziali... intanto io brancolo nel buio e passo le serate guardando con lei “Donne sull'orlo di una crisi di nervi” e “Grease” (e il bello è che poi lei li guarda e li riguarda da sola).
E' vero, ci sono pile di libri, trattati, libercoli, ma io vorrei un minimo di confronto fra umani che si guardano negli occhi, si parlano, si raccontano.
Pazienzina...
Unico conforto il consiglio di un saggio tibetano citato da Sogyal Rimpoche in “Il libro tibetano del vivere e del morire”: “Ricorda l'esempio di quella vecchia mucca, contenta di vivere nella stalla. Anche tu devi mangiare, dormire e cacare, è inevitabile. Tutto il resto non ti riguarda”.

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