venerdì 20 gennaio 2012

S i p u ò f a r e !

Certo che sì! Oggi esagero coi punti esclamativi ma qui ci vogliono proprio. Parlare di sesso con i propri figli, con il proprio compagno, con le proprie amiche,  S I  P U O '  F A R E!
Sembrerà strano ma per me è una scoperta il solo fatto che si possa fare, che sia piuttosto semplice e anche incredibilmente divertente. Lo sguardo della mia bambina grande è pieno di curiosità, spirito critico e umorismo, il tutto condito con un minimo di pudore, incredulità e romanticismo a fiumi! Il suo essere femminile sta cercando spazi per uscire, io le offro passerelle scomode e sdrucciolevoli, non mi riesce fare di meglio, ma le sue domande aprono portoni di commozione. Lei lo sa cosa le serve, e le basta un minimo segnale, anche scomposto, anche inadeguato, che io sono qui per lei quando e se lo vuole.
Fortunatamente, come viene detto meglio nella citazione che riporto in fondo a questo post, la mia effettiva e volontaria influenza su come le mie bambine sceglieranno di utilizzare questo eccezionale e primario strumento di comunicazione (e come tale, nella sua portata relazionale, anche di raggiungimento della felicità) che è il sesso, è minima. Voglio però arrivare a potermi dire che ho fatto del mio meglio per distruggere la cortina di silenzio che purtroppo ancora soffoca la libera espressione del pensiero su questo tema, e di averne tratto grandi soddisfazioni e straordinari spunti di consapevolezza.
Poco c'è nella vita di più stimolante delle domande dei figli: stanno lì a guardarci dalla nascita quando ci piacciamo e quando non ci piacciamo, la mattina appena svegli e morti dal sonno, nelle nostre glorie e nelle nostre cadute. Dal loro sguardo si impara il valore di essere sinceri, anche se per farlo è necessario prendersi del tempo e riuscire a dire: "Ci penso un attimo e poi te lo dico", gustandosi poi il piacere di una promessa mantenuta.
Non c'è niente di più lontano dalle mie intenzioni che dispensare consigli e indicare strade o anche solo sentieri ma questo lo voglio dire forte: non aspetterò che siano loro a chiedere, io non l'ho fatto e loro non lo faranno e non voglio arrivare ad essere costretta a parlarne per gestire le loro sfide quando forse sarà troppo tardi per recuperare la complicità che si costruisce sulla fiducia, sulla condivisione di valori e di senso e non sulla proibizione e i muri.
Prenderò fra le mani la mia sessualità, guarderò ciò che di più bello mi ha dato e mi dà, cercherò di trasformarla in racconto, parole, emozioni e gliela offrirò con cura, attenzione e rispetto per i loro tempi.
Però, davvero, se non ora, quando?

Due libri da non perdere, uno per i grandi e uno per i grandi insieme ai meno grandi:

C'era una volta la prima volta

I nati ieri e quelle cose lì

Traggo dal primo (p. 27) questa meraviglia:
"Come per ogni altro aspetto dell'esistenza, anche la realizzazione di un buon progetto di sessualità dipende soltanto in parte dalla qualità degli interventi educativi. Fortunatamente, infatti, le caratteristiche biologiche di ogni persona e il modo particolarissimo con cui ognuno dà significato alla propria esperienza, limitano drasticamente gli effetti delle conoscenze che vengono proposte dagli educatori.
Anche se questo fatto, a prima vista, può sembrare un fallimento, esso è, invece, l'unico, vero motivo per cui possiamo sopportare le responsabilità educative con gioia e levità. Immaginate se i nostri figli diventassero davvero come li abbiamo pensati! Quanti ripensamenti, quanti dubbi e quante volte vorremmo poterli rifare da capo e meglio.
i ragazzi costruiscono la loro vita secondo l'idea che giorno per giorno si fanno di se stessi e del mondo in cui vivono. Ognuno di loro conoscerà la realtà in un modo assolutamente originale. A noi tocca soltanto fornire materiale di prima qualità, una buona assistenza tecnica e, qualche volta, anche la nostra mano d'opera qualificata. E tutto l'amore che abbiamo, sempre e senza condizioni."

Nessun commento:

Posta un commento