lunedì 4 giugno 2012

Domande

In questi giorni ho ricominciato a frequentare i social network con una certa assiduità, twitter in particolare, e oggi ho avuto la prova provata di una mia sensazione che sta diventando certezza: non c'è nessuna (o pochissima) attenzione on line alle tematiche dello sviluppo sessuale, o anche solo al percorso di crescita degli adolescenti che li trasforma in giovani adulti mentre c'è una sovraesposizione di tutti gli argomenti che riguardano gravidanza, puerperio e i primi 3 anni di vita dei bambini.
Ed ecco la prova: http://mammacheblog.com/ "MammaCheBlog Social Family Day è una giornata per le mamme della Rete, una conversazione aperta tra mamme 2.0. Qui vogliamo facilitare e stimolare l’incontro, lo scambio, l’approfondimento e il confronto per far crescere insieme idee e servizi in Rete."
La parte più interessante per i miei scopi mi sembra lo "spazio showcase" dedicato alle mamme che vogliono per presentare il proprio blog/servizio/idea. C'è un bell'elenco di blog e siti che mi sono presa il tempo di visionare a campione e il risultato è: niente di niente per mamme o babbi con figli di età maggiore di 6 anni (a dir tanto), un sacco di consigli per gli acquisti (comprese le foto dei propri figli con addosso vestiario per centinaia di euro), diete dimagranti, fitness, ricette di dolci zuccherosissimi, e simili. C'è poi tutto il settore "bimbo e mamma naturale": sostegno all'allattamento a palate, parto naturale, valanghe di critiche al libro di Estivill sul sonno dei bambini, coppetta mestruale e indicazioni di corretta (per la salute e per l'ambiente) alimentazione.
Un ambito in recente sviluppo è quello che definirei dei "padri presenti": tutti quei padri che decidono di prendersi uno spazio di cura ed educativo dei propri figli, ci trovano un gran gusto e lo raccontano in rete in modo spesso molto divertente, anche questi però non vanno oltre i 6 anni.
Resta la solita domanda: perché questo vuoto? Cosa succede ai genitori dopo che i loro figli cominciano ad andare alle elementari?
Possibili motivi: perché c'è un gran spazio di marketing su mamme in attesa, puerpere e bimbi piccoli; perché la generazione che ha cominciato a vivere e a condividere on line ha ora fra i 30 e i 40 anni e ha avuto figli tardissimo; perché i padri si scontrano con i figli adolescenti principalmente dal punto di vista fisico mentre le madri gestiscono il proprio dolore e il proprio disorientamento tramite altri canali o (e temo sia la maggioranza) in solitudine; perché parlare di come ci piace o ci mette in difficoltà il nostro figlio piccolo, che in quanto tale non può agire spinto da intrinseca cattiveria è più facile, ci mette meno in discussione, del condividere un percorso di crescita, separazione e autonomia che si muove come una lama nelle nostre parti più doloranti...
Una bella sfida, proseguo nella navigazione a vista, e quasi quasi mi sembra un conforto il non essere interessante per sponsor come quelli del Social Family Day.
Potrei tentare di abbandonare, almeno un pochino, questo atteggiamento  mostruosamente snob e, pur cercando di mantenere un minimo di spirito critico, buttarmi fra le onde del "mi piace", commento il tuo blog e tu commenti il mio, blogroll, contest e simili, anche solo per trovare conforto in questo sentiero accidentato, quello che ho tanto cercato nei primi difficili anni di vita di mia figlia e che ora viene offerto un tanto al chilo in ogni angolo della rete.
Eppure non riesco a scordare il monito di Mark Twain: "Quando ti trovi d'accordo con la maggioranza è il momento di fermarsi e riflettere" e temo che continuerò a camminare in direzione ostinata e contraria, o quanto meno solitaria.





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