martedì 6 dicembre 2011

il tipì e la luna piena

Ci sono libri che anche senza finire di leggerli, anzi quasi senza nemmeno cominciare, ti indicano una direzione, una strada che magari già intravedevi e che fra quelle pagine trova conferma e precisazione.
Per me in questo momento questo libro è "La pratica del selvatico" di Gary Snyder. Non so se si possa trovare in biblioteca, io l'ho comprato dal solito meraviglioso editore AAM Terra Nuova e ogni pagina che riesco a leggere non fa che farmi sentire orgogliosa di essere riuscita a percepire, forse più nei piedi e nelle mani che negli occhi e nella testa, il peso, la forza e il valore di stare seduta per terra, di stare all'aria aperta, di toccare la rugiada, di respirare l'aria fredda dell'inverno (possibilmente pulita) e di tutto ciò che è selvatico come lo definisce l'autore a pagina 21 (anche se su alcuni punti si può aprire la discussione): "Wild viene ampiamente definito nei nostri vocabolari secondo quello che - da un punto di vista umano - non è. Con questo tipo di approccio non può essere visto per ciò che è. Vediamola in questo modo:
- di animali - agenti liberi, ciascuno con caratteristiche proprie, che vivono all'interno di sistemi naturali;
- di piante - che si auto-riproducono, auto-mantengono, che fioriscono in accordo con qualità innate.
- di terra - un luogo dove la vegetazione originale e quella potenziale sono intatte e interagiscono in modo completo, e le forme del territorio sono il risultato di forze non del tutto umane. Originario.
- di raccolto - cibo reso disponibile e sostenibile grazie ad una naturale esuberanza e all'eccesso di piante selvatiche nella crescita e nella produzione di quantitativi di frutta o semi.
- di società - società il cui ordine si è sviluppato dall'interno ed è mantenuto dalle forze del consenso e dell'abitudine piuttosto che da un'esplicita legislazione. Culture primarie, che si considerano abitanti originarie ed eterne del proprio territorio. Società che fanno resistenza alla dominazione politica ed economica della civilizzazione. Società il cui sistema economico ha una relazione stretta e sostenibile con l'ecosistema.
- di individui - che seguono le abitudini locali, lo stile, le regole di galateo senza curarsi degli standard della metropoli o del più vicino centro commerciale. Non intimidito, autonomo, indipendente. "Fiero e libero".
- di comportamento - che resiste con forza a qualunque oppressione, restrizione, o sfruttamento. Eccezionale, provocatorio, "cattivo", ammirevole.
- di comportamento - genuino, libero, spontaneo, non condizionato. Espressivo, fisico, esplicitamente sessuale, estatico.
[...] Non è lontana dal termine buddhista Dharma nel suo senso originale di "ciò che forma e rende stabile"".
E allora penso al bosco, all'orto (così posso farmene una ragione anche se non riesco a seguirlo come si deve), alla passeggiata col cane quando capita, all'alba fra gli ulivi le mattine d'inverno, allo scorpione accanto allo specchio, al gatto che bussa alla finestra, al pane a lievitazione naturale tutte le settimane, ai cerchi di donne sotto la luna a primavera, ai gialli e agli arancioni del bosco in autunno, al frizzare della vita in primavera, alla neve che ti costringe ad andare a casa a piedi, gli istrici, i cinghiali, le volpi, le lepri, i tassi, gli scoiattoli, i caprioli e l'acacia dilagante.
La sfida è dietro l'angolo nella domanda in cui sbatto: "Pensi veramente di essere un animale?" Beh, almeno un animale credo di sì, eppure non so fare un sacco di cose che gli animali sanno fare... e allora mi viene voglia di cominciare a mettere alla prova il mio grado di selvaticità.
So che anche senza appuntamento il selvatico trova il suo modo di avvicinarsi al mio sguardo e al mio cuore ma voglio dargli più spazio e allora intanto mi affido alla luna: ogni notte di luna piena e ogni passaggio di stagione fino all'equinozio di primavera tenterò di passare una serata e di restare a dormire nel tipì, da sola o con chi vorrà godersi con me quella meraviglia e dare spazio al proprio essere selvatico, almeno un piccolo spazio circolare.
Si comincia sabato 10 dicembre, per quelli successivi basta guardare il calendario. Il tipì è in un angolo del Valdarno Superiore, sempre aperto, come un abbraccio. Per chi sa dov'è il tipì è sufficiente arrivare all'ora che vorrete, possibilmente portando con sé un po' di legna (la carriola è vicino al parcheggio), io ci sarò dalle 20. Chi non sa dov'è, mi scriva il proprio desidero di godersi un po' di quel fumo azzurro che sa di casa all'indirizzo zampaleggera at gmail.com.

"Il mondo selvatico ci chiede di conoscere il terreno, di fare un cenno di saluto a tutti gli animali, a piante e uccelli, di attraversare i torrenti e salire sui crinali e di raccontare una bella storia quando ritorniamo a casa" (op. cit. p. 36)

1 commento:

  1. francesca castioni7 dicembre 2011 01:39

    Ti ringrazio per il bell'invito e per lo scritto nel quale mi ritrovo precisamente. Fin da piccina ho avuto modo di dare spazio al mio selvatico, essendo cresciuta in un paesino di montagna e spesso in gioventù ho dormito attorno ad un fuoco acceso la notte all'aperto o in una cascina di pietra senza porte, in un tipì mai...
    la campagna è disseminata di donne che se lì abitano e ci lavorano è perchè almeno un po' di quel selvatico lo sentono. E' un bel regalo incontrarle o anche solo sapere che esistono...
    Non so se sabato verrò (c'è sempre una buona scusa!) ho mio figlio che torna a dormire e spesso non c'è. Per me era un occasione per stare con lui.
    Ma vediamo...lune piene ce n'è tante ancora...

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