giovedì 29 dicembre 2011

Le dodici notti

I miei amici di Saviore, quando mi mandarono l'invito a raggiungerli per il “Pisaège” nel 2010 lo indirizzarono "a chi è alla ricerca di ciò che è autentico" e io e le mie marmocchie ci divertimmo un sacco a percorrere a piedi, munite di scope e campanelli, tutta la strada di San Michele "ripulendo simbolicamente le strade da tutte le presenze non gradite che possono esservisi insediate a causa di errori, superficialità o malvagità, nel corso dell'anno". Consapevoli che le parole creano la realtà inventammo anche una canzoncina che doveva tenere lontano da noi gli spiriti maligni e allontanarli al più presto dal nostro cammino. Nonostante la pioggia la cosa fu molto divertente, quest'anno ci riproviamo, per ora le previsioni sono favorevoli.
Poi ho scoperto che questi giorni fra il Natale (o il solstizio d'inverno) e l'Epifania sono pieni zeppi di tradizioni che portano a uscire di casa, a godersi quest'aria frizzante, questo cielo stellato da mozzare il fiato, la luna chiara nel cielo e allora approfitto dell'ottimo lavoro di Isabella - Argante di Ynis Afallach Tuath, per riempire di magia i prossimi giorni di vacanza da scuola. Sì, riusciremo lo stesso a finire i compiti, fare tutte le lavatrici che devo fare, stirare, completare le pulizie generali natalizie e scappare per la strada a cavallo di una scopa.
Innanzitutto non ci faremo mancare il dolce della dodicesima notte, quella cioè fra il 5 e il 6 gennaio, 12 notti dopo Natale; la ricetta del 1803 che Argante cita da John Mollard, The Art of Cookery (London 1803) prevede più di 3 kg di farina, 450 gr di burro, 600 gr di zucchero ma il fatto che il lievito (1 cucchiaio da cucina abbondante) venga lasciato agire per un'ora prima di procedere mi fa pensare che si trattasse di pasta madre perché quello istantaneo dopo un'ora si è già esaurito. Poi si aggiungono 2 kg di uvetta, 15 gr di cannella in polvere, 10 gr di chiodi di garofano in polvere e canditi a piacere. La ricetta medievale prevedeva che venissero inseriti nell'impasto un fagiolo e un pisello secco e chi li trovava veniva incoronato re e regina della serata e trattato come tale.
La torta, una volta fredda, si ricopre con glassa colorata e corone di zucchero o di quel che si vuole. Io penso che tenterò con un quarto delle dosi previste e vediamo cosa succede.
Poi c'è un'altra bella tradizione, quella del ceppo delle dodici notti: "un grande tronco decorato con nastri e edere e bacche che, fin dai tempi più remoti, nei territori del nord, veniva condotto cerimoniosamente sui bracieri e nei camini.. per ardere e portare luce, vita e calore nelle case, per dodici giorni: i dodici giorni destinati ai riti e alle cerimonie solstiziali, e in seguito, natalizie." Già, siamo un po' in ritardo, vabbè, per quest'anno va così, il 31 ce ne andremo nel bosco a cercare il ceppo adatto perché "dovevano essere piante cadute da tempo, secche, adatte alla combustione, ma al tempo stesso, non dovevano ‘ospitare’ animali o essere divenute tane... poichè, fino al secolo scorso, intralciare i percorsi di Madre Natura era saggiamente considerato assai sciocco e poco propizio." e poi, secondo la tradizione, lo lasceremo bruciare per le notti restanti fino ad arrivare al 6 gennaio, lo terremo per proteggere la casa dai fulmini e ne nasconderemo pezzetti sotto i letti, per difendere dai geloni, dai fulmini e dalle malattie invernali.
Mah, starò cercando di trovare il modo di distrarre le mie bambine dalle luci dei negozi del centro, di dar loro un senso antico di festa, di fargli sentire il legame inscindibile che per secoli ha tenuto vicina l'umanità al proprio ambiente naturale o mi sto semplicemente trasformando in una fattucchiera? Con la paura che gli fanno i fulmini qui nel bosco, mi basta già se la notte durante i temporali dormiranno più tranquille; quando si tratterà di segnare il confine fra la superstizione e la fede, se ne riparlerà.

1 commento:

  1. dal calderone magico ti ho travata e sono felice, sei grande un ottima madre, cresceranno serene e sapranno affrontare dolori e difficoltà con i tuoi insegnamenti,le tue figlie, mi hai commossa Gio

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