venerdì 23 dicembre 2011

E i maschi?


"Non potevano sbagliare nè potevano incontrare alcuna difficoltà per via, essendo ampiamente premuniti contro le insidie del destino: avevano con sè un ciuffo di peli d'un coniglio di neve contro il morso del gelo, una coda di donnola contro la tormenta, un'unghia d'orso contro il fulmine, un dente di cane contro la fame, una pelle di martora contro i malanni, una coda di ghiottone contro la pazzia, una testa di volpe contro i tranelli, un gabbiano dissecato per avere fortuna nella pesca, un orecchio di renna per un udito sottile, un pizzico di fuliggine per la resistenza (dato che la fuliggine resiste persino al fuoco), una mosca per l'invulnerabilità (essendo la mosca difficile a colpirsi), e un occhio di foca contro il malocchio e vari spiriti ostili"

Paese dalle ombre lunghe - di Hans Ruesch, Nash Hercus (Traduttorepag 54


Ho cominciato a leggerlo due volte e tutte e due le volte mi sono fermata perché c'erano delle parti che proprio non reggevo, però ricomincerò, ne vale la pena. Questa citazione l'ho trovata qui http://www.anobii.com/books/Il_paese_dalle_ombre_lunghe/011b8f306739cd23f2/ e mi sono detta che sarebbe bello che riuscissimo a recuperare quest'idea di magia, di legame con gli oggetti e con gli altri animali,  ora magari non proprio questi, magari qualcosa anche di meno cruento, ma una specie di piccolo bagaglio che ci viene dalle persone a cui vogliamo bene e che ci accompagna nei momenti in cui sentiamo di aver bisogno di sostegno. Oggetti che ci sono stati dati da chi sa che la vita è piena di prove da affrontare, ce ne parla, ci racconta quali, quando e come ha dovuto superarle e ci regala un viatico, qualcosa che ci ricordi, in quel momento, che la nostra storia viene da lontano, che il racconto non è nuovo, che le parole hanno già trovato altre voci a raccontarle e che, fondamentalmente, non siamo soli.
Bene, tutto bello, ma come fare? Torniamo quindi al tema della festa ampliandola però all'altra metà del cielo: i famigerati maschi che finora ho volutamente ignorato.
Non c'è verso, il genere si definisce anche per differenza, e allora diamo spazio anche all'essere barbuto, ancorché ancora imberbe. Forse che le giovani femmine possono farsi un'idea del proprio essere tali senza il confronto con i maschi? Essi, poveri, non avranno però un segno forte e inequivocabile come le mestruazioni per segnare un momento di passaggio, un prima e un dopo, una prova da superare, un sentirsi accolti, benvenuti in un giorno preciso, quello che da quel giorno le cose sono diverse. Si può discutere, e mi piacerebbe trovare modo e tempo per farlo, su cosa è diverso, se sia da quel giorno o da altri, se ognuno se lo scelga o in qualche modo venga da sé, ma se festa dev'essere per le femmine bisogna che lo sia anche per i maschi perché nel trovare un senso ed un significato all'affermazione della propria mascolinità possano godere il sapore della diversità, trovare un orgoglio che non viene dalla supremazia ma dal vedere negli occhi degli altri, una volta tanto, l'apprezzamento per il proprio essere, e solo incidentalmente per il proprio fare.
E allora perché non immaginarsi una prova, semplice ma significativa, a cui invitarli a sottoporsi, nel bosco ma sorvegliati a distanza dagli adulti (maschi), e attesi con fiducia, e magari apprensione, dalle ragazze che, insieme a tutta la "tribù" li onoreranno e festeggeranno al ritorno. Il solo pensiero mi emoziona. L'appuntamento è per il prossimo 30 aprile, con la primavera arriveranno tanti nuovi maschi e tante nuove femmine, che lo saranno, spero, portando con sé il meglio di questa epoca e un po' del meglio di quanto in altre epoche c'era e si è perduto.


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